La Pax Atomica – La pace fondata sul terrore

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Punti chiave

  • Da cosa nasce la pace dopo la Seconda Guerra Mondiale
  • Il ruolo della Deterrenza Atomica nel mantenimento della pace
  • Armi nucleari strategiche e tattiche, le tecniche di impiego
  • Il paradosso atomico: perché le armi nucleari militarmente non servono

La lunga pace del Secondo Dopoguerra

La supremazia nucleare americana, la nascita dell’ordine internazionale e la Guerra Fredda

Le modalità di utilizzo dell’arma nucleare

Il paradosso dell’arma nucleare

Come dicevamo, tutte queste categorie di atomiche hanno però un difetto intrinseco, che per l’appunto è il grande paradosso dell’arma nucleare: togliamo per un momento dal quadro la M.A.D. e confrontiamoci solo sull’singolo utilizzo. Si tratta delle armi più devastanti mai create nella storia umana, così distruttive da poter cambiare sensibilmente le sorti di un conflitto. Ma quale può essere un bersaglio pagante per un arma così potente, costosa, e difficile da impiegare? Nel mondo della missilistica, ha senso usare un’arma costosa e relativamente difficile da rimpiazzare, quando si potrebbe ottenere lo stesso risultato con le armi convenzionali? Evidentemente, no. Usare un arma atomica, in condizioni di non assoluto e incontestato dominio dell’aria, richiede comunque esporsi attraverso lo strumento di mezzi militari preziosi, che rischiano di essere distrutti, o addirittura catturati dal nemico: dopodiché se anche si fosse sicuri con matematica certezza del successo dell’operazione, comunque il guadagno potenziale è sempre e comunque sproporzionato rispetto al costo. Innanzitutto, quale che sia il bersaglio, utilizzare un’arma nucleare ha terrificanti conseguenze materiali sulla vivibilità in un’area molto più grande dell’esplosione: il vento può trasportare il fallout anche a lunghissime distanze, le falde acquifere possono contaminarsi e in alcuni casi i sopravvissuti stessi diventano fonti di contaminazione radioattiva a cascata. C’è sempre la possibilità che i danni collaterali vadano a colpire altri paesi, magari pure alleati, causando un effetto a cascata politico disastroso. Dopodiché, anche scegliere un bersaglio pagante presenta delle difficoltà. Attaccare una posizione militare fortificata con un’arma nucleare crea un area in cui è impossibile transitare in sicurezza, quindi rimuove un ostacolo militare per sostituirlo con uno naturale ancora più impervio. Un centro produttivo importante potrebbe essere un bersaglio più appetibile, ma perché questa condizione sia vera, bisogna che sia assolutamente indispensabile, e che il nemico abbia effettivamente concentrato tutte le sue capacità produttive e di knowhow in un solo punto. Se è possibile ripristinare in qualche modo la produzione da un’altra parte, anche questa possibilità di impiego appare piuttosto inutile. Rimane, evidentemente, il volere attaccare direttamente la popolazione civile per fiaccarne il morale e la capacità di combattimento. Ammesso che questo davvero si verifichi, anche operare in questo modo presenta delle problematiche non trascurabili: per quanto possiamo raccontarci di vivere in un mondo Hobbesiano, una qualche forma di giustificazione morale per l’utilizzo della guerra è una caratteristica imprescindibile per qualsiasi stato moderno, e specialmente per le democrazie, dove i militari sono anche una forza elettorale in tempo di pace. Usare un’atomica per attaccare un obbiettivo civile, qualificandosi come uno stato canaglia, spazzerebbe in un colpo solo qualsiasi parvenza di giustificazione e di superiorità morale, causando un prevedibile contraccolpo psicologico nelle forze attaccanti potenzialmente devastante.

Conclusioni

Come ogni altro aspetto spiacevole legato alla guerra, non è pensabile di ignorare l’esistenza delle armi nucleari e bisogna, piuttosto, cercare di capire il ruolo effettivo che hanno nel quadro generale. Scegliere di non voler considerare un fenomeno o un aspetto solo perché non ci piace, vuol dire innanzitutto rendersi vulnerabili rispetto alle pressioni esterne, ma anche creare una pericolosa “terra ignota” in cui, nascosti dagli occhi di tutti, gli scenari mostruosi prendono forma fino a diventare la realtà. Questo è qualcosa da tenere a mente sia quando ascoltiamo i discorsi dei leader politici e dei commentatori, ma anche quando osserviamo passivamente le decisioni che, invece, dovrebbero vederci soggetti attivi. Le armi nucleari sono una terrificante realtà con cui fare i conti, ma rappresentano anche un’arma imperfetta, che funge più da strumento politico, che da moltiplicatore di potenza militare. Questo si vede bene anche nelle formulazioni delle dottrine nucleari dei vari paesi, che sono più o meno tutte volutamente vaghe.

SITOGRAFIA
BIBLIOGRAFIA
  • SERGO MYKOYAN The Soviet Cuban Missile Crisis: Castro, Mikoyan, Kennedy, Khrushchev, and the missiles of november. Stanford University Press 2012
  • V.A. War Plans and Aliiances in the Cold War: threat perceptions in the East and West. Routledge 2006.
  • Massimo De Giuseppe. Il problema della pace. Mazzolari e la difficile genesi di un pacifismo cattolico (1946-1953) Articolo Rivista il Mulino n 52/2003.
  • ROBERT JUNGK. Lo Stato Atomico. Lit Edizioni 2024.
  • ANDREA GIUMETTI. La Spada del Proletariato: il ruolo sociale dei soldati nell’Armata Rossa dal 1905 al 1945. Il cerchio editore 2023.
  • CHARLES L GLASER – Analyzing Strategic Nuclear Policy- Princeton University Press 2014
  • BOUTHOUL GASTON – Sociologia delle Guerre: trattato di polemologia. Edizioni Pgreco 2013

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