Perché non siamo tornati sulla Luna? difficoltà tecniche e obiettivi della nuova Corsa allo Spazio

Why we don't return to the moon?

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Punti chiave:

  • Cosa è cambiato dai programmi spaziali dagli anni’60 rispetto ad oggi
  • Quali sono le difficoltà per raggiungere la Luna?
  • Quali sono gli obiettivi rispetto alla Luna?

Una domanda ingannevole

Lo Spazio è un luogo attorno cui si aggregano innumerevoli domande, poiché innumerevoli sono i misteri che vi si nascondono. Pur con tecnologie e strumenti che paiono quasi scivolare nel campo dell’arcano, come per esempio le sonificazioni, non abbiamo grattato altro che una piccola scheggia dei colossali misteri del cosmo. Tra le domande che più spesso vengono poste rispetto allo Spazio, spicca senza dubbio “Perché non siamo tornati sulla Luna?”. Per alcuni, questo interrogativo è il ponte con cui negare la presenza umana nello Spazio, ma per tutti rappresenta un ragionevole dubbio, che non è stato mai spiegato chiaramente dalle fonti ufficiali. Ci sono effettivamente dei pezzi del puzzle che, se non si hanno le giuste informazioni, possono risultare contraddittori o inspiegabili. Detto ciò, è bene chiarire fin da subito che, anche se dopo l’isteria per l’Apollo 11 i media internazionali se ne disinteressarono, ci furono altri 6 allunaggi in cui astronauti misero piede sulla Luna, e diverse missioni in cui vennero fatte atterrare delle sonde. Dunque, non è che dopo Neil Armstrong e Buzz Aldrin nessuno abbia mai più messo piede sulla Luna, tutt’altro, così come non è vero che oggi non si sia più in grado di mandare astronauti sulla Luna: il problema sta nel dove c’è interesse che atterrino, e cosa siano in grado di portare con loro. Questo già rappresenta una prima risposta per i più scettici: al netto dei dubbi che possono sussistere sulle dichiarazioni di Kubrick o simili, permane il fatto che, in ogni caso, l’uomo è andato sulla Luna.

Punto 1 – Le risorse economiche

Questo è il punto migliore per partire, poiché rappresenta anche il più importante nello spiegare il perché non siamo tornati sulla Luna. Come tutto il ‘900, c’è stata una certa cesura rispetto alla percezione storica dello spirito dei tempi, per cui oggi non ci rendiamo conto precisamente di quanto profonde fossero le differenze sociali e di percezione nella società degli anni ’60, rispetto alla nostra. La situazione geopolitica che portò alla genesi dei grandi programmi spaziali è sostanzialmente l’incrocio di tre fattori interconnessi tra di loro. In primo luogo, tra la metà degli anni ’50 e gli anni ’70, sia gli Stati Uniti che l’Unione Sovietica erano entrate in una fase di espansione dell’economia, in cui la ricchezza circolante aumentava, sostenuta da un sistema globale e produttivo che non era ancora entrato in crisi. Era dunque possibile investire, tanto per l’URSS che per gli Stati Uniti, enormi risorse nel comparto spaziale, senza per questo causare sensibili squilibri all’interno del bilancio statale. Per capire bene la scala di riferimento di tutto ciò, è bene valutare qualche numero. I primi 11 programmi Apollo, su un totale di 17, costarono circa 21,70 miliardi di dollari tra il 1960 e il 1969: aggiustando la cifra al valore del dollaro nel 2025, la spesa diventa 170,2 miliardi di dollari. Si noti bene che parliamo qui di una sola serie di programmi, che nel campo dell’esplorazione spaziale di quegli anni erano sicuramente i principali, ma non certo gli unici. Se teniamo conto che il bilancio della NASA per il 2026 ammonta a 24,439 miliardi di dollari, appare piuttosto evidente quale fosse la disparità di risorse che venivano allocate all’esplorazione spaziale durante gli anni della Corsa allo Spazio. Si potrebbe pensare che, dato che siamo nella fase della New Space Economy, la tendenza è normale poiché in Occidente gran parte dell’iniziativa e dei costi sono nel settore privato: questo è corretto, ma nondimeno non cambia il quadro di riferimento, poiché SpaceX, che è senza dubbio la società più promettente per quello che riguarda il settore dei vettori e mezzi, mostra nei suoi bilanci una spesa di “soli” 3,832 miliardi di capital expenditures nel segmento Space. Abbiamo quindi stabilito che i governi dell’epoca avevano risorse da investire e che le investivano nella corsa allo spazio in una scala che oggi appare impossibile (perfino per la RPC). Rimane da capire perché lo facessero e questa è una domanda a cui è fondamentale rispondere per capire perché non siamo tornati sulla Luna negli ultimi decenni.

Punto 2 – La motivazione

La prima Corsa allo Spazio avviene durante la prima fase di forte tensione della Guerra Fredda: URSS e America hanno già amplissimi arsenali nucleari e sono dotati di mezzi con cui colpire in profondità il territorio nemico. Un missile intercontinentale richiedeva però impianti di lancio molto grandi, lente procedure di preriscaldamento: in altre parole, un impianto di lancio risultava utile solo nella misura in cui restava nascosto agli occhi del nemico. Il lancio dello Sputnik nel 1957 ruppe drasticamente questo “equilibrio dei pachidermi”, poiché rese i sovietici in grado, per lo meno in linea teorica, di individuare e mappare i siti di lancio, scatenando una nevrosi, ben documentata, nel Pentagono. La conseguenza di questo brusco aumento della tensione fu l’installazione dei missili a medio raggio Jupiter in Europa. Questa fu a sua volta prodromo della Crisi di Cuba. In altre parole, durante la Guerra Fredda, lo spazio fu fin da subito una frontiera che era necessario occupare per questioni di sicurezza militare: già questo servì a giustificare, nella mente dei decisori dell’epoca, le enormi spese necessarie per la creazione e il potenziamento dei programmi spaziali. C’era poi un elemento più squisitamente scientifico, che forse è quello che oggi è più difficile immaginare, e infatti non viene praticamente mai considerato. Oggi sappiamo pochissimo dello Spazio, rispetto a quelli che sono i grandi misteri che ipotizziamo di poter scoprire, ma abbiamo appurato definitivamente che, affinché la vita possa svilupparsi oltre il livello microbiotico, sono necessarie delle condizioni che nel Sistema Solare sono presenti solo sulla Terra. Questa è una certezza che chi era nato prima del 1980 semplicemente non possedeva: a fine ‘800, per esempio, l’osservazione tramite telescopio di Marte di Giovanni Virginio Schiaparelli aveva rivelato dei solchi nettamente osservabili sulla superficie del pianeta. Da alcuni venne ipotizzato che si trattasse di colossali canali costruiti dai marziani, mentre da altri che si trattasse semplicemente di un’illusione ottica creata da rilievi naturali: era questo il caso, evidentemente, ma fino al 1965, quando fu possibile raccogliere dati di prima mano dal pianeta rosso, grazie alla sonda Mariner 4, non si poté avere la certezza empirica e inconfutabile. Stessa cosa per Venere, un pianeta molto simile alla Terra, e che per questo si ipotizzava potesse essere abitabile, fino a che il programma sovietico Venera non dimostrò, oltre ogni ragionevole dubbio, che sotto la pesante atmosfera di Venere non c’erano altro che tempeste e desolazione (le foto scattate da Venera possono essere viste QUI). Insomma, c’era una relativa incertezza, ma anche grandi aspettative rispetto a cosa ci fosse realmente nello Spazio, e i rischi, nel caso ci si sbagliasse, giustificavano completamente le spese: dopotutto, se Venere fosse stato abitabile, i sovietici avrebbero avuto un intero pianeta su cui diffondere il socialismo reale.

Punto 3 – Perché si vuole andare oggi sulla Luna

E questo è il punto fondamentale che, assieme agli altri, aiuta a capire bene perché oggi la Luna sia al centro di una nuova Corsa allo Spazio, e perché sia così difficile raggiungerla. La verità, infatti, non è che sia difficile raggiungere la Luna con una crew umana, quanto piuttosto il dove la si vuole mandare. Fino ad oggi, infatti, gli allunaggi con astronauti sono stati condotti nelle regioni equatoriali del satellite, ovvero in luoghi “facilmente” raggiungibili e con asperità del terreno ragionevoli, che rendevano le attività di atterraggio e partenza più sicure. Il tipo di dati raccolti da queste missioni sono oggi perfettamente ottenibili tramite l’uso di sonde, per cui non è necessario prendersi il disturbo di progettare una missione umana, che è un compito più problematico e costoso, poiché richiede misure di sicurezza aggiuntive e soprattutto di sollevare più peso. Quando oggi sentiamo parlare di una corsa per tornare sulla Luna, ci stanno raccontando solo parte della realtà: la corsa non è per arrivare sulla Luna, ma per riuscire ad atterrare in sicurezza nelle regioni dei poli lunari, poiché, secondo le stime risultanti dai campionamenti e dalle scansioni satellitari, queste presentano importanti giacimenti sotterranei di ghiaccio. Lo scopo è evidente: arrivare per primi su questi giacimenti significa poterne reclamare il possesso e, pertanto, essere in grado di mettere al sicuro la risorsa fondamentale con cui sostenere la vita umana.

Punto 4 – Come si vuole andare oggi sulla Luna: la questione dell’Elio 3

E anche questo è un nodo fondamentale, direttamente collegato al precedente. Lo scopo del programma lunare cinese e di quello degli Artemis Accords, infatti, non è soltanto riuscire ad allunare tra le asperità delle regioni dei poli lunari, quanto piuttosto sviluppare tecnologie e infrastrutture in grado di farlo portando sul satellite terrestre strutture prefabbricate, moduli di costruzione e macchinari pesanti. Perché lo scopo principale della colonizzazione della Luna, in termini geopolitici, è uno soltanto e si chiama Elio 3. Questo è un isotopo radioattivo che sulla Terra è praticamente assente: si sintetizza in piccolissime quantità dal decadimento degli oscillatori atomici a Trizio delle armi nucleari, ed è presente in tracce nella crosta profonda. Per dare un’idea del valore, un cristallo di Elio 3 ha un valore che oscilla tra i 15.000 e i 20.000 dollari al grammo. Sulla Luna è invece piuttosto abbondante, poiché la Regolite Lunare, soprattutto in quello che per noi è il “lato oscuro”, vi si lega facilmente, a seguito del costante bombardamento di raggi solari non filtrati dall’atmosfera. Che sulla Luna ci sia l’Elio 3 lo si sa dai tempi della Missione Apollo 11, ma se il fatto non ha rappresentato una novità eclatante per un cinquantennio, diventando invece la base di una nuova Corsa allo Spazio da pochi anni, lo si deve alle proprietà di questo elemento. L’Elio 3 potrebbe infatti fungere come combustibile nucleare per la fusione nucleare, portando quindi alla generazione di energia sostanzialmente pulita, data la pochissima quantità di scorie radioattive che risulterebbero; ma questo rappresenta un impianto teorico, sicuramente strategico, ma ancora da realizzarsi. Però, l’Elio 3 ha un’altra funzione, ben nota agli scienziati, che però è diventata fondamentale solo negli ultimi anni: ha infatti eccezionali proprietà raffreddanti. Mettere le mani sopra i giacimenti lunari di Elio 3 vorrebbe dire, già da domani, essere in grado di costruire data center ancora più grandi e potenti, e soprattutto far operare per tempi prolungati i computer quantistici. E da qualche anno a questa parte, questa è diventata una delle grandi necessità della Geopolitica.

In conclusione: perché non siamo tornati sulla Luna?

Dunque, il punto non è perché non siamo tornati sulla Luna, negli ultimi 30 anni. Il vero argomento è piuttosto quali difficoltà ci sono oggi per arrivarci con il necessario a raggiungere gli obiettivi che le grandi potenze si sono posti. Spesso, uno degli argomenti che arrivano rispetto alla negazione degli allunaggi è il dato comparativo tra la tecnologia di cui disponiamo oggi e quella che si aveva a disposizione negli anni ’60-’70. Ebbene, anche qui, il problema non è tanto replicare i risultati originali, che comunque furono raggiunti impiegando risorse che oggi sono impensabili e prendendosi dei rischi che oggi sarebbe difficile nascondere, ma piuttosto segnarne di nuovi. Lo scopo, infatti, è riuscire a mandare in orbita carichi pesanti, possibilmente facendolo con costi sostenibili; questo è qualcosa di più facile a dirsi che a farsi. Questa è la vera sfida, poiché più grandi sono gli oggetti, più aumentano le difficoltà e le probabilità che si verifichino incidenti catastrofici. In ogni caso, non c’è dubbio alcuno che l’uomo tornerà a calpestare la superficie Lunare: secondo i progetti della Nasa e della RPC, la deadline a cui guardare è il 2030. Lo spazio non è più un futuro confuso, ma un presente reale e concreto.


BIBLIOGRAFIA

SITOGRAFIA

NASA.gov /documentations – Launching NASA

NASA.gov – Fiscal Year 2026 budget request

SEC.gov – Space Explorations Tecnologies Corp

Astrogeo.va.it – Osservatorio Astronomico Virginio Schiaparelli

Science. Nasa.Gov – Mariner 4

NASA.gov – The Venera 13 &14

Planetary.org – Every pictures from Venus Surface, ever

CNSA.gov.cn – SCIO briefing on white paper ‘China’s Space Program: A 2021 Perspective’

Iroc.im – Luna reconissance orbiter camera

svs.gsfc.nasa.gov – Apollo Landing Sites, with Shadows

Science.NASA.gov – Water &ices on the Moon

NASA.gov – Artemis Accords

Esa.int – Helium-3 mining on the lunar surface

Pulsarhelium.com – Helim 3 Rare Unique Valuable

Eurisotop.com – Helium 3


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