Lo Spazio nel mondo Islamico: sfide e opportunità della nuova frontiera

Panoramica dei programmi Spaziali e dello Spazio nel mondo Islamico

—

10–15 minuti

To read

Home » Kosmos » Lo Spazio nel mondo Islamico: sfide e opportunità della nuova frontiera

Punti chiave:

  • Il concetto di Spazio nell’Islam contemporaneo
  • Il mondo Islamico e la Corsa allo Spazio
  • Una panoramica dei programmi spaziali dei principali paesi musulmani

Il concetto di Cosmo nell’ontologia islamica

È indubbio che l’Umanità, nel mondo contemporaneo, stia vivendo un momentum irripetibile, in cui numerosi paradigmi dalle profonde valenze antropologiche stanno cambiando a una velocità inedita. Tutto ciò è guidato dall’impennata esponenziale dello sviluppo tecnologico. In questo contesto, si sta configurando una nuova corsa allo spazio (Space Race), dopo quella teoricamente – o meglio fattivamente, ma temporaneamente – conclusasi negli anni ‘70 con le missioni statunitensi Apollo. Il settore spaziale è infatti definibile come un driver primario e il benchmark sistemico per eccellenza dell’intero comparto tecnologico. Stavolta, però, non si tratta più di un confronto a due ma di una maratona con tanti partecipanti. Ovviamente, i due protagonisti del passato, Stati Uniti e (l’ex-sovietica) Federazione Russa, ancora giganteggiano. Ma molti altri vogliono competere e lo stanno facendo ai più alti livelli, a cominciare dalla Cina che ormai se la gioca direttamente con i due arrivando persino a superarli in certi casi, passando per altri competitor quali l’India, vari Paesi europei e il Giappone. Pur partendo da posizioni molto arretrate, anche il mondo islamico sta cominciando a muovere i primi passi nella stessa direzione, verso l’alto. Il ritardo nella corsa allo Spazio nel mondo musulmano è dovuto a specifiche congiunture storiche, e in parte anche a questioni culturali che però sono anch’esse dovute a dinamiche particolari, non necessariamente strutturali e immutabili. Al contrario, l’Islam detiene teoricamente un orizzonte di senso adatto all’era attuale, che la modernità occidentale ignora completamente e che lo stesso mondo islamico sta cominciando solo adesso a intravedere, illuminato dalla scienza moderna. Dunque, proprio l’Occidente risulta in modo indiretto un propulsore di questa scoperta. Infatti, se decodificato attraverso una lente definibile in modo grossolano come modernista, cioè incurante dei vincoli della Tradizione quando questi si dimostrino inutili se non impossibilitati a risolvere i problemi della modernità, il Corano può configurarsi come una sorta di guida concettualmente non antropocentrica e, conseguentemente, non geocentrica. Ovvero, come un sistema di idee già predisposto al rapportarsi con intelligenze non-umane e alla proiezione verso lo Spazio, che, addirittura, concepisce come già abitato. Detta così, per chi non conosce il testo coranico, sembrerebbe un’assurdità. In parte lo è anche per chi lo conosce e non ha alcuna intenzione di introdurre alterazioni, rispetto alle interpretazioni consolidatesi durante l’epoca d’oro islamica, su per giù compresa fra l’VIII e il XV-XVI secolo, sulla sua lettura. Cionondimeno, se messi in campo strumenti esegetici ed ermeneutici moderni, il testo sacro dell’Islam permette di trascendere la contingenza storica del VII secolo e di quelli immediatamente successivi, per abitare un’ontologia cosmica dove l’Universo non è un vuoto inerte al servizio dell’Uomo, bensì un sistema brulicante di attività, architetture celesti e diverse forme di esistenza già operative. Gli elementi “spaziali” non mancano neanche, sebbene siano ancora coperti dalla patina dell’iconografia tradizionale, pur osteggiata per lungo tempo dall’aniconismo islamico, nella letteratura successiva, quella degli aḥādīth e delle biografie del Profeta (quello per eccellenza, ovvero Muḥammad ibn Abd Allāh, in Italia meglio noto come Maometto). Tutta questa potenzialità, però, è blindata dal filtro della Tradizione, solidamente ancorata a un passato prescientifico.

Islam nel mondo del cyber, dell’I.A e della New Space Economy

La sfida attuale, la corsa allo Spazio per il mondo islamico, emblema della più generale competizione in ambito tecnologico, non risiede dunque in una fede da contrapporre alla scienza, come l’ha concepita e ancora in parte la concepisce il Global North (comprendente quindi anche la Russia, che culturalmente rimane più europea che asiatica), quanto nel riuscire a “sincronizzare” questi due motori: superare l’asincronia dei cristallizzati modelli interpretativi del passato per riconoscere che l’universo coranico prima, e quello dell’Islam primigenio poi, è un’architettura di portali nel cielo, tracciati percorribili nel firmamento e intelligenze, come i jinn e gli angeli, che operano su piani della realtà diversi se non superiori a quello biologico. Per fare questo, il mondo islamico non può che compiere un salto quantico, passando direttamente dalle codifiche dell’epoca d’oro, che ancora oggi lo informano, agli orizzonti che si stanno delineando con l’era delle intelligenze artificiali e dell’esplorazione spaziale. Senza “passare dal via”, come invece ha fatto gradualmente la civiltà occidentale, ma senza poter rischiare di perdere il suo patrimonio fondamentale: la fede islamica e, a monte, la fede nel Corano. Del resto, lo shock di vedere il mondo islamico colonizzato dai detentori di superiori tecniche militari e civili, i mongoli prima e gli europei poi, si è già consumato nel passato millennio, e nessun musulmano è propenso a ritrovarsi ancora in quella condizione di totale sudditanza. Chi nel mondo islamico ha visione sa che, per non rimanere nuovamente sguarniti, è necessario assestare i fondamenti rendendoli capaci di sopportare i nuovi carichi. Che questo piaccia o meno ai musulmani tradizionalisti, l’operazione necessita di un’oculata acquisizione di competenze e metodologie dal Global North, come anche dalla sinosfera, parimenti Altro rispetto al percorso del mondo islamico. Ciò implica una sua apertura al resto del mondo che una fase storica ben definita, quella post-coloniale, credeva di aver scongiurato con strumenti sempre meno funzionali quali il neotradizionalismo e il radicalismo. Ecco perché, fra i Paesi a maggioranza islamica più interessati ad acquisire la propria indipendenza tecnologica, e conseguentemente un posto nella nuova Space Race, troviamo anche quelli dove c’è più fermento culturale circa le potenzialità insite in letture contemporanee dei testi sacri, e in generale della Tradizione. Negli ultimi due decenni, la progettualità di questi Paesi ha vissuto un potenziamento senza precedenti, a cui non potrà che accompagnarsi un coerente supporto e sviluppo culturale, che per questo viene costantemente monitorato dalle istituzioni (per evitare sedizioni, più che per questioni squisitamente dottrinali). Solo così si potrà passare velocemente dai contractor esteri che forniscono tecnologie “chiavi in mano” all’integrazione e alla collaborazione, fino alla creazione di intere filiere industriali proprie.

I programmi spaziali dei principali Paesi a maggioranza islamica: una panoramica

Per quanto riguarda il settore spaziale, la mappa si articola attorno ad alcuni attori precisi. Gli Emirati Arabi Uniti , culturalmente molto dinamici, rappresentano ad oggi il capofila del mondo arabo, grazie a una strategia fortemente incentrata sull’innovazione e sulle partnership globali (fra cui quella con l’europea Thales Alenia Space, partecipata al 33% dall’italiana Leonardo). Il Paese si è distinto a livello mondiale con il successo della sonda Hope (Al-Amal) immessa nell’orbita di Marte, la piena integrazione negli Artemis Accords e le missioni di propri astronauti sui moduli orbitali della Stazione Spaziale Internazionale (ISS), affiancando a queste iniziative esplorative lo sviluppo continuo di satelliti per l’osservazione terrestre, come KhalifaSat, e i programmi di rover lunari Rashid. La Turchia, che dalla rivoluzione kemalista in poi è improntata al pragmatismo, ha strutturato un piano spaziale nazionale ad altissima valenza strategica con l’obiettivo di rafforzare la propria autonomia industriale, scientifica e di difesa. Il programma spaziale turco lavora attivamente allo sviluppo di motori a propulsione ibrida per future missioni sulla Luna, e si può già fregiare di una sua autonomia grazie ai satelliti di osservazione e telecomunicazione delle serie IMECE e Türksat. Inoltre, ha già raggiunto alcune tappe fondamentali come la missione di suoi astronauti sulla ISS e in missioni suborbitali di ricerca. L’Arabia Saudita, nella cornice acelerazionista del piano strategico Vision 2030, sta rapidamente convertendo la propria disponibilità finanziaria in sovranità tecnologica e di capitale umano d’eccellenza. Il suddetto piano, comprensivo di un aggiornamento drastico del panorama culturale del Paese che va a toccare anche l’ambito religioso, rappresenta plasticamente la necessità di accompagnare velocemente una revisione del rapporto con la Tradizione alle riforme necessarie per non rimanere indietro rispetto agli altri player. Fra i traguardi principali finora raggiunti, figurano la ripresa dei voli umani nello spazio con la missione Axiom-2, che ha portato in orbita ben due astronauti sauditi, unitamente a ingenti investimenti infrastrutturali e stringenti accordi di collaborazione con le principali agenzie internazionali per la produzione locale di componenti spaziali. L’Iran, campione dell’area sciita, segue un approccio autonomo e autosufficiente strettamente legato al proprio comparto industriale e di difesa, che gli consente di distinguersi come uno dei pochi Paesi della regione ad avere una capacità autonoma di lancio in orbita bassa tramite vettori propri, quali Simorgh e Qased. Il programma spaziale iraniano concentra i suoi sforzi sulla messa in orbita di satelliti sia ad uso militare che civile, delle serie Noor e Soraya, oltre al collaudo periodico di capsule suborbitali per la ricerca biologica. Il multivettoriale Pakistan, con la sua storica agenzia SUPARCO, focalizza gran parte del proprio programma sullo sviluppo di tecnologie satellitari per il monitoraggio del territorio, la gestione delle risorse naturali e le telecomunicazioni. Negli ultimi anni il Paese ha poi rafforzato in modo decisivo la cooperazione scientifica con la Cina, arrivando a posizionare in orbita lunare, a bordo delle missioni esplorative cinesi Chang’e, payload e CubeSat come iCube-Q. Islamabad si è già garantita un posto sulla Luna partecipando alle attività collegate all’International Lunar Research Station (ILRS), una futura base scientifica a guida cinese sul polo sud della Luna. La pluralistica Indonesia fonda la propria politica spaziale su esigenze essenzialmente geografiche e infrastrutturali legate alla gestione del suo vastissimo arcipelago. Attraverso la rete di satelliti Palapa e SATRIA, il Paese garantisce la connettività digitale, le comunicazioni di emergenza e il telerilevamento per la prevenzione di disastri naturali, mantenendo inoltre attivo il progetto per la costruzione di uno spazioporto nazionale, in fase di sviluppo in partnership con la Russia sull’isola di Biak. Il Kazakistan, il cui programma spaziale sta cercando di risolvere quello che, dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, è diventato un paradosso unico. Il gigante asiatico ospita infatti il Cosmodromo di Bajkonur, la base di lancio più antica e grande del pianeta. Ma, sebbene Bajkonur si trovi in territorio kazako, l’agenzia spaziale russa Roscosmos ha preso in affitto l’intera infrastruttura con un contratto attualmente esteso fino al 2050. Per emanciparsi da questo ruolo di semplice “proprietario terriero”, l’agenzia KazCosmos, inaugurata nel 2007, ha investito nel progetto congiunto Baiterek, che ha portato alla modernizzazione delle rampe di lancio per ospitare il nuovo razzo Soyuz-5, il cui debutto operativo nel 2026 segna il passaggio del Kazakistan da spettatore a partner. Inoltre, il Paese possiede già le costellazioni di satelliti KazSat (per telecomunicazioni) e KazEOSat (per il monitoraggio ambientale) e ha iniziato a produrre suoi satelliti per venderli all’estero. In generale, dopo decenni passati completamente all’ombra della Russia, il Kazakistan sta attuando una transizione decisiva per diventare una potenza spaziale autonoma, diversificando le sue alleanze grazie all’approfondimento dei suoi rapporti con la Cina, gli Stati Uniti (da segnalare la collaborazione con la NASA e SpaceX) e i Paesi europei (fra cui l’Italia con Thales Alenia Space coinvolta nello sviluppo di KazSat-3).

I programmi spaziali degli altri paesi del Golfo: Oman e Qatar

Tornando nell’area MENA (Medio Oriente e Nord Africa), l’Oman sta costruendo, attraverso la compagnia privata National Aerospace Services Company (NASCOM), lo Etlaq Spaceport, primo spazioporto commerciale di tutta la regione. La location, sulla costa del Mar Arabico, è ottimale per i lanci, e diverse aziende europee hanno già stretto accordi per dei lanci che dovrebbero avvenire entro il 2027. Il progetto punta, similmente a casi già visti, a una diversificazione economica, pianificata in questo caso nella Oman National Vision 2040. Il piccolo ma potente emirato del Qatar, infine, merita una menzione. Il suo settore spaziale, forte dei satelliti geostazionari Es’hail dedicati alle telecomunicazioni (e di cui il prossimo sarà realizzato in collaborazione con Thales Alenia Space come prime contractor), rimane relativamente modesto rispetto ai programmi più strutturati di altri Paesi del Golfo. Ma a livello culturale, e ciò ci riporta alla questione iniziale, è forse uno dei Paesi a maggioranza islamica dove c’è più fermento circa le connessioni fra Islam e vita extraterrestre. Prove ne sono l’attenzione riservata al tema dalla sua emittente internazionale Al Jazeera, l’attività dedicata di accademici ivi operanti come Jörg Matthias Determann della VCU di Doha, ed eventi, quali quelli organizzati dalla Qatar University, dove compaiono sessioni esplicitamente dedicate all’astrobiologia e alla ricerca di vita extraterrestre.

Il Corano tra le stelle?

Nel complesso, la ricerca di una propria dimensione rispetto allo Spazio nel Mondo Islamico risponde sia alla necessità di diversificare le economie locali oltre le risorse fossili, come fra i Paesi del Golfo, sia alla volontà di acquisire prestigio e sovranità tecnologica, come nel caso di superpotenze emergenti quali Turchia e Pakistan, muovendosi fra la stretta collaborazione con i grandi attori internazionali e la ricerca di un’autonomia di lancio e produzione sempre più marcata. Per dare un boost definitivo a tutte queste operazioni, sarà necessario, e in parte si sta accompagnando automaticamente, un’apertura dell’immaginario popolare sugli orizzonti che la tradizione islamica già conosce, e che per essere apprezzati realmente aspettano solo un campo visivo libero dagli ingombri del passato.

BIBLIOGRAFIA

J. M. Determann, Islam, Science Fiction and Extraterrestrial Life: The Culture of Astrobiology in the Muslim World, Bloomsbury USA Academic, 2020.


J. M. Determann, S. A. Malik, Islamic Theology and Extraterrestrial Life: New Frontiers in Science and Religion, I.B. Tauris, 2024.


H. Mohi-ud-Din Qadri, Islam on Space Exploration & Migration: And the Reality of Gog and Magog, Minhaj Publications, 2022.


S. Rahman, Extraterrestrial Intelligence: Amazing New Insights from Qur’an, Furqania Academy Trust, 2012.


P. Tajbakhsh, Islam and Extraterrestrial Life, Cambridge University Press, 2026.

SITOGRAFIA

Mohammed Space Rashid Space Center – Emirates Lunar Mission

Eo PORTAL – Khalifasat

UAE Space Agency – United Emirates Space Agency Homepage

Wired.it -Emilio Cozzi 15.01.2024 Gli Emirati vogliono prendersi il loro posto nello Spazio

Turksat.com – Satellite

Turkish Space agency – Our Space History

Saudi Space Agency – Human Space Program

Institut Agama Islam Negeri Curup – Journal alistinbath

International Astronautical Federation – Iranian Space Agency

ISPI – When Iran Looks to Space, It Sees an Industry

SUPARCO – Major Programmes

International Astronautical Federation – Pakistan Space and Upper Atmosphere Research Commission

Associate Press of Pakistan – Pakistan, China agree to jointly develop space centre, train astronauts

VisionGt.eu – Kazakhstan Space Program

Gov.KZ – Aerospace committee of the Ministry of Artificial Intelligence and Digital Development of the Republic of Kazakhstan

ICE Italian Trade &investment agency – KAZAKHSTAN-BAITERK-PROSPECTS

Gov.KZ – Baiterek Complex: A Successful Launch of a New Era in Kazakhstan’s Space Industry

ETLAQ.om – ETLAQ Official Website

Eshailsat.qa – Quatar Satelite company official website

AlJazera.com – Extraterrestrial

VCU.academia.edu – Jörg Matthias Determann

Qu.Edu.qa – Sabka in Qatar

Cambridge university press – Islam and Extraterrestrial Life

  • Agricoltura e Spazio: una simbiosi da sei miliardi di dollari

    Agricoltura e Spazio: una simbiosi da sei miliardi di dollari

    Punti Chiave: Coltivazione in Orbita e Earth Observation Tecnologies Il materiale più raro nell’Universo, secondo quelle che sono le nostre conoscenze, non è ne l’oro, ne il platino, ne il diamante: è il legno. Se prendiamo il Sistema Solare, infatti ci sono asteroidi fluttuanti nel vuoto che hanno immense quantità di minerali rari, ma soltanto…


  • Lo Spazio nel mondo Islamico: sfide e opportunità della nuova frontiera

    Lo Spazio nel mondo Islamico: sfide e opportunità della nuova frontiera

    Punti chiave: Il concetto di Cosmo nell’ontologia islamica È indubbio che l’Umanità, nel mondo contemporaneo, stia vivendo un momentum irripetibile, in cui numerosi paradigmi dalle profonde valenze antropologiche stanno cambiando a una velocità inedita. Tutto ciò è guidato dall’impennata esponenziale dello sviluppo tecnologico. In questo contesto, si sta configurando una nuova corsa allo spazio (Space…


  • La legge italiana sullo spazio: autorizzazioni, responsabilità e nuove regole

    La legge italiana sullo spazio: autorizzazioni, responsabilità e nuove regole

    Punti Chiave Una nuova norma per un settore in espansione Perché serviva una legge italiana sullo spazio? Non esistevano già i trattati internazionali? È la domanda che chiunque, davanti alla notizia della nuova disciplina sull’economia dello spazio, si è posto almeno una volta, e che ha tutta l’apparenza delle domande ragionevoli. La risposta breve è…


  • Space law VI- Detriti spaziali: chi può obbligare a ripulire l’orbita?

    Space law VI- Detriti spaziali: chi può obbligare a ripulire l’orbita?

    Il bersaglio che si è frantumato Nell’estate del 2023 le reti di sorveglianza spaziale videro comparire, attorno a un adattatore di carico utile abbandonato in orbita dal secondo volo del vettore Vega nel 2013, una manciata di frammenti che prima non c’erano. Il cono metallico, poco più di cento chilogrammi lasciati su un’orbita di smaltimento…


Scopri di più da Spazio E Potere

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere