IL VINCOLO TRANSATLANTICO- un saggio per fare chiarezza.

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L’importanza della teoria politica

Quello della NATO è un tema che, ultimamente, sta tornando di dolorosa attualità. Che ci si ponga a favore o contrari all’organizzazione, è indubbio che gli equilibri tra le due sponde dell’Atlantico siano destinati a cambiare drasticamente nei prossimi anni. La mappa di questo cambiamento, oltre che nella cronaca, è tracciabile anche e soprattutto attraverso l’evoluzione delle diverse teorie che hanno accompagnato il rapporto transatlantico attraverso i decenni. In Europa siamo purtroppo abituati a prestare pochissima attenzione alle teorie politologiche e sociali, al punto che forse potremmo dire che siamo istintivamente condizionati ad ignorarle. Questa deformazione fa parte del nostro esserci convinti di essere fuori dalla storia, e dunque che non sia importante ricercare attivamente ancoraggi dottrinali da utilizzare come punti cardinali nel momento di creare policy. E’ uno stato di cose che, purtroppo, si riflette a tutti livelli: ma le teorie sono importanti eccome, e non è un caso se tutte queste formulazioni, che come vedremo poi diventano le linee guida della realtà sono produzioni che nascono negli USA. In questo, non possiamo che riconoscere la bravura degli Stati Uniti non solo nell’essersi trasformati in un fenomenale centro emanatore della cultura, ma anche e soprattutto nell’aver lavorato per mantenere quel ruolo attraverso le grandi trasformazioni e gli sconvolgimenti del giro di boa del millennio.

USA ed Europa, una relazione fondata su prospettive relative

Il Vincolo Transatlantico” (edito da Il Cerchio) è l’ultima fatica del Generale Maurizio Boni (ris. E.I.) che la NATO la conosce bene e in prima persona, avendo nella sua carriera ricoperto anche la carica di Capo di Stato Maggiore per il Corpo d’Armata di Reazione Rapida di Solbiate Olona (Varese) e Capo Reparto Pianificazione e Politica Militare dell’ Allied Joint Force Command di Lisbona. Il generale Boni ripercorre minuziosamente le grandi formulazioni teoriche Americane che hanno segnato il passo delle relazioni transatlantiche, definendone l’essenza. Kissinger, Brzezinski, Kagan, Bergmann, Meijer, Brooks e Walt; una lista di pensatori che molti conoscono di nome proprio grazie al ruolo che le loro teorie e produzioni hanno avuto all’interno delle amministrazioni americane, ma che poi pochi hanno effettivamente letto. Questi pensatori hanno sia decodificato la realtà dei rapporti di forza nei tempi che vivevano, che attivamente costruito le basi teoriche su cui poi si è costituito, quantomeno in parte, il futuro. Al netto dei messaggi raccontati dai media, o dai proclami politici, infatti, la relazione transatlantica non è mai stata né uniforme né perfettamente armonica, essendo influenzata dalle fluttuazioni della politica e delle necessità economiche. Tanti ricordano Kennedy dire “Ich bin ein Berliner” (io sono un Berlinese) del 26 giugno 1963; quasi nessuno la “chicken war” che animò gli anni ’60. Questa fu la prima grande guerra commerciale tra gli USA e i paesi europei, un momento strumentale che quasi portò alla rottura del Vincolo Transatlantico, e che rientrò solo perché, in piena Guerra Fredda, la Germania era propensa a cedere pur di non rinunciare alla protezione militare americana. Proprio in quegli anni usciva “The Troubled Partnership: a re-appraisal of the Atlantic Alliance ( In Italia “La Relazione Problematica: un riesame dell’Alleanza Atlantica)” di Henry Kissinger. Il volume fu fondamentale per operare una cesura rispetto alle istanze pro-unificazione dell’Europa, che avevano per lo più caratterizzato la fase immediatamente successiva alla II Guerra Mondiale: si trattava, invece, di definire la trasformazione della relazione transatlantica delimitando quanta unità fosse desiderabile, e quanto pluralismo sopportabile. Certo, la definizione di interessi comuni o unità doveva essere negoziato, piuttosto che imposto, anche perché Kissinger riconosceva la naturalezza della richiesta europea di maggiore autonomia decisionale. Ma, nondimeno, era chiaro ed evidente che gli Stati Uniti erano il socio di maggioranza, nonché il primus inter pares dell’alleanza.

Monaco 2026: eterni ritorni e guanti di seta.

Ma il volume di Boni non è solo uno studio rigoroso di questi torici. Mantenendo la proprietà di linguaggio e lo stile limpido che da sempre contraddistingue l’autore, il libro fornisce infatti anche dei preziosissimi insight da parte di un tecnico che vanno a commentare la realtà che si è creata dopo che le teorie sul vincolo transatlantico diventavano policy effettive. In questo senso, il volume rappresenta anche una una diretta testimonianza dei contenuti e del clima della conferenza di Monaco del febbraio 2026: un summit che del Vincolo Transatlantico è stata la più recente incarnazione ufficiale. Questa parte è, per forza di successione cronologica, la conclusione del volume, ma ne rappresenta anche il culmine ideale, in quanto mostra chiaramente come oggi, che l’alleanza è forse meno legittimata che mai, nondimeno il modo di muoversi degli americani all’interno del rapporto transatlantico, abbia ripreso in grande stile i concetti che già Kissinger esponeva. Certo, il garbo dello studioso e la forma squisitamente novecentesca sono ben lontane dal tono che gli inviati del presidente Trump ha mandato a tirare le fila degli alleati, ma la sostanza è sempre la stessa. Il cambio di postura che gli USA hanno formalizzato con la National Security Strategy del 2025 (documento che però riprende decisioni già prese nel lontano 2017), ovvero la formalizzazione della competizione internazionale contro la Cina e l’affermazione della priorità USA nel continente americano (convenientemente allargato fino a comprendere anche la zona artica e la Groenlandia), avrebbe potuto essere lo schiaffo che portava il Vecchio Continente a realizzare che le vecchie garanzie oggi sono quanto mai effimere. Una rivelazione sconvolgente, potente, trascendentale ed ineluttabile. Invece, secondo la testimonianza che ci lascia il Generale Boni, è bastato che Marco Rubio addolcisse i toni del discorso, rievocando mistiche antiche radici e reciprocità culturali tra l’Europa e gli Usa, affinché molti potessero ancora tornare ad essere ragazzi di oggi, che pensano sempre all’America. Ma le fantasie del passato sono ormai divorate dalla realtà del presente. Nel “siamo preoccupati per l’Europa” con cui il Segretario di Stato USA ha aperto il suo intervento, è già emersa la chiave ultima di lettura. L’Europa deve restare nella sua condizione di perla dell’impero: opulenta, rilassata e dorata, ma né davvero unita, né divisa; né indipendente, né completamente a carico del suo benevolo protettore.

SITOGRAFIA

Youtube- Discorso integrale di Robert Kennedy del 26 Giugno 1963

Chicken War- Library Of Congress – Chicken, Truks and Tariffs: a 1960 Trade War

Chicken War -Association for Diplomatic Studies and Training- “What’s the Beef With Our Chicken? The Figth over Europe’s Common Agricoltural Policy”

Sito Ufficiale Il Cerchio Editore- Il Vincolo Transatlantico: L’Europa nell’egemonia americana dal secondo dopoguerra alla conferenza di Monaco2026

Documento Ufficiale Governativo USA- National Security Strategy 2025

Rete Concettuale

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